
Chiude il bar di Pino Di Bartolo aperto nel 1996 da allora luogo ideale per i tifosi di calcio. Pino racconta con un briciolo di nostalgia: “La Roma era la squadra che mi portava più gente, ma inglesi e tedeschi erano quelli che mi facevano guadagnare davvero: anche alle sette di mattina tiravano giù una birra dopo l’altra. Gli italiani, invece, sono degli abitudinari: con cappuccino e cornetto pretendevano di occupare una poltroncina sotto la tv per tutta la partita. Ma io avevo settemila dollari al mese di affitto da pagare…”. Pino adopera il passato, perché il Bar Angolo, il suo piccolo stadio nel cuore di Manhattan, all’angolo della Houston e Thompson, ha chiuso la saracinesca per sempre, soffocato dagli affitti troppo alti.
Pino viene da Castellammare del Golfo, provincia di Trapani, ha 48 anni e da trenta vive a Brooklyn. La lampadina gli si era accesa nel ‘96: “Era un po’ di tempo che ce l’avevo in testa quell’idea: perché le partite del campionato italiano si potevano vedere solo sul satellite, mica come adesso che molte televisioni trasmettono calcio gratis. Ho aperto un 4 di luglio, festa Nazionale qui in America: incasso, 196 dollari”. Vendeva cappuccini e regalava emozioni: un’idea meravigliosa che aveva funzionato. Negli anni d’oro c’era persino il buttafuori alla porta con la lista per soli raccomandati.
Ora, Pino se ne va: ha caricato i bagagli in macchina, lascia New York ed emigra a Napoli… in Florida. “E’ un posto tranquillo, dove la gente ha voglia ancora di cose semplici”. Magari di cornetti, cappuccini e calcio. Si è già informato sugli affitti: c’è da scommetterci, molto presto, proprio lì, ricostruirà il suo stadio. Buona fortuna Pino!